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Le voci e i racconti e le ansie del Mediterraneo

La consegna del premio 'Mediterraneo di Pace'

Taglio del nastro del Festival 'Mediterraneo Downtown' al Centro Pecci con la premiazione dei giornalisti Lucia Goracci e Can Dundar

PRATO — Culla della civiltà ma anche teatro della disperazione e delle tragedie di chi scappa da guerre e soprusi. E’ il Mediterraneo, il mare nostrum che è protagonista del festival ‘Mediterraneo Downtown’ che si è aperto negli spazi rinnovati del Centro Pecci di Prato. 

Un’intensa tre giorni, fino al 7 maggio, inaugurata ufficialmente durante la cerimonia del Med Carpet ma già iniziata con l'evento che ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori pratesi al Museo del Tessuto. All'apertura del Festival erano presenti autorità e organizzatori, in rappresentanza di Regione Toscana, Cospe, Comune di Prato, Legambiente, Amnesty international e Libera. 

Una serie di incontri, proiezioni e quattro mostre per scoprire il mare che unisce Europa, Africa e Medio Oriente e dare voce a chi il Mediterraneo lo vive e lo racconta. Voci come quelle dei giornalisti insigniti del premio ‘Mediterraneo di Pace’. 

Can Dundar, giornalista turco arrestato dal regime di Erdogan nel 2015, è scampato a un tentato omicidio nel 2016 e ora in esilio a Berlino, mentre la moglie è costretta a non muoversi dalla Turchia. E dopo la svolta presidenziale arrivata con il sì dei turchi alla riforma di Erdogan le cose, ha detto Dundar, non sembrano destinate a migliorare. Anche per questo è stato lui stesso a dedicare il premio ai 150 giornalisti turchi incarcerati che rendono il suo paese "la più grande prigione per i giornalisti che esista al mondo". Lucia Goracci, inviata di Rai News in Siria e Turchia, era presente a Kobane durante l’assedio dell’Isis. Anche lei ha voluto ricordare gli altri due incontri avuti con Dundar: il primo, simbolico, quando dopo l'arresto entrò nella sede del suo giornale e vide la sua stanza con la sua foto all'interno, la seconda quando fu scarcerato e poi, la terza, al Centro Pecci di Prato. "Spero naturalmente che ce ne saranno altri", ha detto Goracci. 

Non un caso che per il festival, aperto da un evento insieme ai ragazzi delle scuole superiori, sia stata scelta una città in cui vivono 130 diverse nazionalità. La cornice ideale alle testimonianze di  Malaia Joya, attivista ed ex membro del Parlamento afghano dal 2005 al 2007, sospesa per aver denunciato la presenza di criminali tra i parlamentari del suo paese, di Lepa Mladjenovic, femminista serba.

"I fenomeni che abbiamo di fronte sono pervasi da tanta complessità. Per questo c'è bisogno di approfondire – ha detto l'assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli, presente all'inaugurazione – Ma si è mai vista una comunità crescere affrontando temi banali. Così se questi fenomeni li sapremo affrontare, scavare e conoscere, tutti assieme partendo dal confronto di questi giorni, e poi governare saremo in grado di compiere un ulteriore salto in avanti". Per Bugli, che ringrazia Prato per aver accolto il festival, il Mediterraneo costituisce alla fine una grande opportunità. "La Toscana – dice - può essere un ponte e se sapremo giocare questo ruolo importante avremo contribuito a collegare l'Europa con il nord dell'Africa".

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