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PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Porcini in milonga

Dal film "Ultimo tango a Parigi"

. — Come tutti i fine settimana, da buona tanguera, mi organizzo per andare a ballare in milonga se posso sia venerdì sia sabato e come tutti i cercatori di funghi porcini, devo scegliere il bosco migliore in termini di quantità e di qualità di ballerini che vorrei incontrare al fine di fare un buon raccolto. 

Non è mai facile fare una scelta poiché nel mio caso pur essendo automunita ahimè ho messo al mondo due pargoli adesso patentati e ovviamente spetta a loro la precedenza perché per ovvi motivi provengono da destra. Si sa le mamme si sacrificano sempre!. 

Per l’appunto mi chiama un amico di scuola e mi propone di andare a ballare il sabato sera nella milonga che organizzano i suoi insegnanti così i miei sogni di andare in chissà quale posto e di incontrare chissà quanti volti nuovi si scioglie come neve al sole ma pur di non rimanere ferma con i piedi accetto di buon grado. 

Marco purtroppo è un ritardatario abitudinario e quindi arriva puntualmente dopo un’ora rispetto all’ora concordata ed io pur sapendolo e aspettandomelo non posso non innervosirmi poiché io invece sono “anticipalista” per natura. Com’era prevedibile nella milonga c’era poca gente e di livello medio basso poiché frequentata soprattutto dai principianti della scuola a parte un paio di coppie più o meno conosciute di cui uno che sapevo già non mi avrebbe invitato perché con la puzza sotto il naso. 

Questi personaggi li riconosci quando ti passano accanto e invece di sorridere ti guardano dall’alto in basso come a esclamare: “Chi sei tu?. Vedi che sta passando un tanguero doc? Non cercare di mirarmi o di sorridere tanto io non ho la minima idea di prenderti in considerazione”. Bene! Rispondo sempre a mente giusto per stare allo stesso livello di dialogo: “Bene! Tanto ti miro lo stesso. Non penserai che desista solo perché passi con quest’atteggiamento?”. Per sua fortuna era molto distante da me perché la sala è piuttosto grande e non ho potuto fare di più per intensificare il mio sguardo su di lui. 

Ad ogni modo quando mi trovo in queste situazioni, non perdo invece occasione di perfezionare quanto appreso a scuola soprattutto nei riguardi della mia postura concentrando la mia attenzione sulle varie parti del corpo affinché aumenti naturalmente la mia consapevolezza. 

Accanto a me un ragazzo giovane con mia sorpresa m’invita a ballare (sono attempata, quindi, non è così scontato che un ballo sociale come il tango sia così sociale al punto di far ballare tutti con tutti). Dopo il primo brano, una volta chieste le generalità e dopo aver confermato le mie capacità magari immaginate avendomi vista ballare, comincia a emozionarsi e a prodigarsi in complimenti fino alla fatidica domanda che fanno tutti: “Ma tu da quanto balli?”. Alla mia innocente risposta: “Da nove anni…!” il suo turbamento si fa ancor più presente riuscendo comunque a fare una bella tanda. 

Sorrisi e manifestazione di gioia completano il saluto di accompagnamento alla mia postazione di stazionamento. Il mio umore migliora notevolmente e la mia gratificazione pure. Altre tande si susseguono senza alcuna peculiare caratteristiche fino a quando un semi principiante non percorre l’intera sala per azzardare l’invito omettendo ovviamente la mirada. Accetto. Avevo già ballato con il soggetto in questione ma non era stato particolarmente esaltante ma per correttezza mi concentro su di lui e sul suo abbraccio. 

Sorpresa!!. Accade qualcosa che non mi sarei aspettata da lui. A un certo punto la sua postura diventa, come dire, prominente dalla vita in giù. Il suo è stato un misero tentativo di far coincidere i miei movimenti all’altezza del suo centro vitale. Perbacco!. Credevo di aver già etichettato i funghi porcini delle nostre milongas della zona. Questo tizio è stato una vera sorpresa per me!. Inizialmente ho pensato di essermi sbagliata ma dopo un paio di volte in cui ripeteva lo stesso, diciamo errore non ho avuto dubbi. Anzi di dubbi ne ho avuti due: o ha un cattivo maestro oppure non si accorge di quello che fa. 

Dico fra me e me: “Cavolo, non sai mettere due passi in croce e pensi di poterti permettere questo tipo di cose?”. Per tagliare la testa al toro e per adeguarmi alla situazione poiché non ho prove riguardo alle mie supposizioni, allontano maggiormente il mio bacino dal suo in modo tale che non ci possa essere alcun contatto. Certo da fuori il mio lato B sarà sembrato più prominente di quel che non è già ma pazienza. 

Salviamo il salvabile. Del tanguero “tirato” nessuna notizia ovviamente fino a quando non si è tolto le scarpe declamando la sua ripartenza ma non ne ero rammaricata perché un abbraccio tanguero deve essere almeno un po’ anelato. A fin di serata l’invito del maestro mi ripaga di tutto quello che ho dovuto accettare e subire in quella serata. Bravissimo e piuttosto vivace nel ballare, mi sono divertita alla grande. Beh a conti fatti, fatti in fin di serata, a parte qualche fungo velenoso, almeno un buon porcino l’ho raccolto.

Maria Caruso

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