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SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Al supermercato

. — Migliaia di persone tutti i giorni si recano al supermercato e si ritrovano nello stesso luogo senza avere niente in comune se non la celebrazione della divinità dell’epoca attuale lì custodita: la merce. 

È un pellegrinaggio verso un santuario che non unisce i fedeli, ma semplicemente li fa ritrovare insieme in un flusso ininterrotto che non ha una liturgia, un rito con un acme che possa accomunare i partecipanti. Raggiunto il temenos, il sacro recinto, con l’automobile, vero e proprio simbolo collaterale della nuova religione ( è pensabile andare al supermercato a piedi?), varcata la soglia dove una porta automatica sembra farti sentire un signore dotato di un magico potere, ti inoltri con assoluta libertà tra i templi delle varie divinità particolari. Non c’è un grande sacerdote, o se c’è non si vede. Ci sono ierodule, umili officianti del santuario, volgarmente chiamate “commesse”, che possono intervenire solo su richiesta e hanno un compito apparentemente meccanico che in teoria potrebbero svolgere in modo muto. Esse alla fine hanno il compito di trasformare materialmente le merci in denaro.

Qual è il loro fascino? Sono tanagre, seppure sedute, costrette nelle loro gabbie, spersonalizzate nella divisa, ma tu puoi parlarci. È straordinario! Con i pretesti più insulsi, puoi parlarci. Purtroppo gli argomenti ineriscono per lo più oggetti ammucchiati alla rinfusa su un nastro trasportatore. Puoi farlo anche indirettamente. Ad esempio, a beneficio della commessa, con un lusus tipico di quest’epoca neo-ellenistica, puoi rivolgerti alla moglie rassicurandola su come verrà sistemata la spesa nel carrello: che vuoi che sia per uno che stivava le navi ed era responsabile del carico che poteva dover sopportare lo sballottio dei marosi e che se mal disposto poteva addirittura provocare un naufragio. Puoi spacciarti con l’addetta al settore floreale per un esperto botanico che conosce i segreti dei vegetali ed è intenzionato a decuocere o infundere i petali di quella pianta nominata in latino anche col cognome e tutte le sue esse finali, per ottenere una bevanda, cioè coraggiosamente da bere, dal nome esotico, con l’accento in fine di parola, di colore rosso vivo che in virtù di tale carattere accende la fantasia, mette in dubbio le dichiarate proprietà rinfrescanti e fa pensare a un’alchimia da iniziati.

È la comunità dell’indifferenza. Una miriade di persone… fluttuano e si alternano senza condividere niente se non la stessa vita di gesti che si ripete fino allo sfinimento. E quando capita un conoscente, eviti d’incontrarne lo sguardo per non essere costretto a salutare con paventata fatica, finzione, perdita di tempo. Ti nascondi allora nei meandri di quei labirinti; fino poi a giungere a un’uscita chiamata “cassa”, che ti ricorda che un’offerta è necessaria, che insomma bisogna pagare per non sentirsi soli o avere uno scopo. Amen.

Nicola Belcari

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