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L'altro Pd, Barca chiama, Rossi risponde

Fabrizio Barca e Enrico Rossi

In un blog sull'Huffington Post il governatore toscano si rivolge all'ex ministro: "Caro Barca, hai ragione, uniamoci per cambiare il Pd"

FIRENZE — Nei giorni scorsi l'ex ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca, in un intervento sull'Huffington Post, ha analizzato la crisi scoppiata all'interno del Partito democratico dopo la sconfitta referendaria, indicando "una sola strada per il Pd, cambiare le regole del gioco prima del congresso" per ritrovare "capacità di elaborazione collegiale e un confronto quotidiano con la società necessari per bloccare la propria balcanizzazione e reggere il timone del cambiamento".

"La manutenzione straordinaria del Pd va sottratta alla competizione per la guida del partito, per evitare che chi vince disegni le regole a propria misura o magari si illuda, una volta ancora, che per salvare il Pd basta un giro di ricambio del suo gruppo dirigente, a regole date - ha scritto Barca -  Nuove regole decise e introdotte ora possono invece dare certezze alla competizione congressuale; possono indurre tutte le parti a dare peso alla loro lettura del paese, alla concretezza delle proposte, sapendo che dopo, con le modifiche organizzative introdotte, la sostanza peserà assai di più. Molti circoli in giro per il paese (da Roma a Parma, dalla Sibaritide a Verbania, da Palermo a Torino, da Catanzaro e Maglie a Domodossola) stanno dando un segnale in questa direzione, inviando mozioni al Nazareno affinché le regole del gioco siano modificate, nel senso che ho descritto. Segretario Renzi, gruppo dirigente del Pd, ascoltate questi atti di saggezza, datene notizia in modo trasparente all'intero partito. E poi non buttate al vento il vostro stesso lavoro. Agite! Avete a disposizione pochi giorni. Affinché il congresso non sia un film già visto".

All'appello di Barca ha risposto oggi sempre sull'Huffington Post il governatore della Toscana Enrico Rossi, da tempo candidato alla segreteria nazionale del Pd in alternativa a Renzi.

"Dalla chiusura delle urne del 4 dicembre, nonostante la direzione nazionale permanente, siamo ancora privi di un dibattito serio e profondo sul significato del voto per la vita, la natura e il destino del nostro Partito e del nostro Paese. Non è una novità - ha scritto Rossi -  Anche dopo la bruciante sconfitta delle amministrative in città come Roma, Torino e Napoli, accadde la stessa cosa e fummo travolti da una nuova campagna elettorale, quella referendaria. Eppure, a pochi giorni dal referendum, non erano mancate altre spie eloquenti, come quella di Monfalcone, area storica del nostro insediamento persa in modo eclatante. Ancora una volta, muti davanti a questa catena di sconfitte - referendum compreso - il lavacro di nuove elezioni sembra essere l'unica risposta possibile".

"È giunto però il momento di fermare i motori e i camper, altrimenti lo schianto sarà distruttivo - scrive ancora Rossi -. Dopo il voto amministrativo scrissi che la causa della sconfitta elettorale andava cercata negli errori del governo e del premier-segretario Matteo Renzi, identificati come sostenitori di un assetto economico e sociale ostile alla nostra gente. Invocavo allora politiche serie a favore dei vecchi e nuovi poveri, dei disoccupati e delle famiglie in sofferenza che sostengono anziani, malati e disabili, dei giovani senza lavoro, dei pensionati al minimo, delle partite iva e delle imprese più dinamiche, che sono in cerca di nuove relazioni territoriali e servizi più efficienti. Portare in primo piano la questione sociale e l'emergenza lavoro, a partire dal Mezzogiorno e dai giovani, è l'unica azione prioritaria e urgente che tocca al nuovo governo, per evitare di restare fotocopia del precedente nella forma e nella sostanza".

"Per il Partito invece, allora e ora, chiedo, come ha già fatto Fabrizio Barca, di dar vita a un organismo collegiale, che rappresenti al di là del loro peso tutte le aree del partito, le personalità e i territori - ribadisce Rossi - Solo così il pluralismo del Pd potrà esprimersi e confrontarsi nel merito, superando il deserto occupato dalle macerie della sconfitta e dall'ombra di un leader in solitudine lanciato di nuovo verso le urne. Affidiamo a un organismo ristretto, legittimato da un voto in assemblea e da un mandato preciso, il compito di preparare il congresso, riformare lo statuto e ripensare le "regole del gioco". Il voto è stata una fiammata di partecipazione popolare e democratica che ha visto in prima linea i giovani. Un'ondata che dobbiamo accogliere e riscoprire".

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