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Verdini l'imprudente e lo spregio delle regole

Denis Verdini

Rese note le motivazioni della condanna del senatore di Ala Denis Verdini a nove anni di carcere per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino

FIRENZE — Sono parole durissime quelle scelte dai giudici del tribunale di Firenze per motivare la sentenza di condanna di Denis Verdini per la bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca di cui il senatore di Ala è stato presidente per molti anni.

"La gestione del Ccf è risultata imprudente quanto ambiziosa - si legge nelle motivazioni - seguita dalla consapevolezza, maturata prima dal senatore Verdini e dopo anche dal management, di un imminente disastro, ormai inevitabile e reso poi palese dall'ispezione della Banca d'Italia del 2010".

"L'individuazione della pena - hanno scritto ancora i giudici - non poteva prescindere dalle dimensioni della vicenda, dalla gravità enorme del fatto ricostruito, dalla patologia dei finanziamenti concessi, dall'indifferenza verso la vigilanza e dallo spregio delle regole".

"Anche dopo la percezione della fortissima crisi del gruppo Fusi-Bartolomei - hanno sottolineato i giudici - Ccf aveva continuato a sostenere i due imprenditori, nella piena consapevolezza della precarietà della situazione. Fusi e Bartolomei erano un gruppo ma all'interno del Credito cooperativo fiorentino si era deciso di tenere separate le due posizioni. E questa era stata una scelta e non una sottovalutazione".

Secondo i giudici Verdini, durante il processo non ha preso alcuna distanza da questi fatti anzi, ha tentato di delegittimare i commissari straordinari e gli ispettori della Banca d'Italia.

"Verdini ha rivendicato con orgoglio e tenacia la correttezza della sua gestione - hanno dichiarato i giudici - sostenendo che al più c'erano stati degli errori, contestando l'operato dei commissari ed esponendo alcune severe critiche al lavoro degli ispettori della Banca d'Italia".

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