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Una primavera da dimenticare per le api

Il maltempo durante la fioritura e le forti escursioni termiche hanno sconvolto gli alveari: produzione di miele dimezzata

FIRENZE — Le bizze del tempo hanno sconvolto anche le api: le piogge delle ultime settimane, superiori del 74 per cento alla media stagionale, le hanno fatte rimanere nelle arnie durante la fioritura, facendo saltare il prezioso lavoro trasporto del polline da una pianta all’altra. Anche la produzione di miele è in forte ritardp, con cali fino al 50 per cento per i primi raccolti di stagione, a seconda delle zone. 

È la Coldiretti a lanciare l’allarme sugli effetti del maltempo. I danni provocati dai temporali si sono aggiunti al gelo di inizio anno che aveva causato la regressione dello sviluppo delle famiglie e ulteriori perdite di quelle già deboli e debilitate per via dalla siccità della scorsa estate, con forti aumenti dei costi di produzione per l’alimentazione delle api.

Nelle campagne della Toscana si producono mediamente 23mila quintali di miele, circa il 10 per cento della produzione nazionale, per un valore di circa 16 milioni di euro. Gli apicoltori nella nostra regione sono circa 4.700 e sebbene sia un settore dove è sviluppato l’hobbismo, una buona parte di questi sono veri e propri imprenditori agricoli. L’anagrafe regionale ad oggi censisce oltre 98mila arnie.

Gli effetti del clima – rileva la Coldiretti – rischiano di aggravare una situazione già difficile dopo che la produzione di miele nel 2017 si è ridotta a meno di 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori della storia dell’apicoltura moderna da almeno 35 anni, mentre le importazioni hanno superato i 23 milioni di chili con un aumento di quasi il 4 per cento rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero in Italia arriva da due soli paesi: Ungheria con oltre 8 milioni e mezzo di chili e la Cina con quasi 3 milioni di chili ai vertici per l’insicurezza alimentare.

“Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità – consiglia Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. La parola “Italia” deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

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