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"Strade e scuole insicure? Le chiuderemo"

foto di repertorio

Lo ha detto il presidente dell'Unione delle Province italiane. L'82 per cento delle entrate delle Province vengono trattenute dallo Stato

ROMA — Tutti i limiti della riforma delle Province targata Del Rio hanno portato buona parte di questi enti sull'orlo della bancarotta. E oggi, aprendo un seminario sullo stato delle finanze di questi enti, il presidente dell'Upi (Unione Province Italiane) Achille Variati, rivolgendosi al governo Gentiloni ha parlato chiaro.

"I servizi che non possono più essere svolti perchè le strade mettono a rischio gli automobilisti oppure perchè le scuole non sono sicure saranno chiusi - ha dichiarato Variati - Non possiamo essere noi a prenderci colpe per le scelte sbagliate di governo e parlamento che non hanno voluto assicurare con la manovra le risorse necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini".

Dal 2013 al 2016 le entrate delle province sono scese del 43 per cento e le spesesi sono quasi dimezzate. Ma il dato più eloquente è un altro: l'82 per cento delle entrate proprie di questi enti vengono trattenute dallo Stato invece di tornare nei territori sottoforma di finanziamenti dei servizi locali. A partire dalla manutenzione, appunto, di strade e scuole.

"E' un quadro scoraggiante che rappresenta la crisi finanziaria delle Province e dimostra che da tre anni a questa parte ci è stato impedito di fare programmazione - ha detto ancora Variati - La nostra capacità di investimento è crollata del 62 per cento ma dobbiamo gestire un patrimonio pubblico che conta 5.100 scuole superiori e 130mila chilometri di strade. Un patrimonio che si sta deteriorando in maniera pericolosa".

Variati ha annunciato che martedì prossimo, in sede di Conferenza Stato-Città, le Province non sigleranno l'intesa sulla ripartizione dei fondi "del tutto insufficienti" riservati dal governo alla sicurezza di strade e scuole.

"Non vogliamo abituarci a navigare fra le macerie" ha concluso il presidente dell'Upi.

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