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Duecentomila infermieri in sciopero

La mobilitazione nazionale è stata proclamata per oggi dai sindacati Nursind-up e Nursind per il rinnovo del contratto di lavoro, siglato in mattinata

ROMA — Altissima adesione alla giornata di sciopero nazionale degli infermieri proclamato dai sindacati di categoria Nursing-up e Nursind per rinnovo del contratto di lavoro del comparto sanità. Una pre-intesa è stata siglata nella tarda mattinata, quando la protesta era in pieno corso.

La vertenza riguarda almeno mezzo milioni di lavoratori di cui gli infermieri rappresentano la compagine più numerosa con oltre 280mila addetti. Durante la protesta sono saltate circa 65mila procedure assistenziali fra visite, esami e interventi chirurgici, pur senza compromettere i servizi urgenti.

La pre-intesa prevede un aumento medio delle retribuzioni di 85 euro al mese. Proprio il punto più contestato da Nursing-up e Nursind. I due sindacati hanno definito "Irricevibile" la proposta del Governo di chiudere la partita del contratto con l'aumento di 85 euro al mese, cifra che invece, a loro avviso,  avrebbe dovuto costituire la base di partenza della discussione sul personale infermieristico "demansionato e invecchiato dal blocco del turnover".  

"La bozza di un contratto al ribasso che non tiene conto di tutte le richieste da noi avanzate in questi anni è vergognosa - ha dichiarato il presidente Nursing-up Antonio De Palma - Da qui la decisione dello sciopero e la manifestazione in piazza Santi Apostoli oggi a Roma, per chiedere alle istituzioni un cambiamento serio". 

Fra le richieste dei rappresentanti dei lavoratori lo "stop ai tagli lineari delle dotazioni organiche, alle deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale, alla fuga dei giovani infermieri".

Secondo le proiezioni dei sindacati, entro il 2021 la sanità pubblica dovrà fronteggiare una carenza di ben 63mila infermieri mentre i pazienti cronici e non autosufficienti aumenteranno del 3 per cento. 

"Lo sciopero e la manifestazione di oggi hanno avuto lo scopo di dire no a un contratto in perdita, peggiorativo rispetto al precedente sia sul piano economico sia dei diritti - sottolinea Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind - Fermiamo la sanità italiana ma sarà per garantire agli infermieri un lavoro dignitoso e ai cittadini un''effettiva qualità del servizio".

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