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"Gravi indizi di colpevolezza per Romeo"

Alfredo Romeo

Consip, il Tribunale del Riesame: "Gli indizi a carico dell'imprenditore sono fondati ma non c'è pericolo di reiterare il reato o inquinare le prove"

ROMA — Sono state rese note le motivazioni che hanno portato il Tribunale del Riesame a rimettere in libertà l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, rinviato a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti della centrale acquisti dello Stato Consip per aver corrotto un dirigente dell'ente, Marco Gasparri, versandogli centomila euro in tre anni. Romeo è rimasto in carcere e poi agli arresti domiciliari per cinque mesi.

Secondo i giudici del Riesame, gli indizi di colpevolezza a carico di Romeo "sono gravi" sia per la confessione del reato resa da Gasparri sia per le intercettazioni ambientali eseguite con modalità tradizionali fra il 3 agosto e il 29 novembre 2016, che hanno documentato "ben 13 incontri fra i due". I giudici sottolineano anche che dagli atti dell'indagine emerge "la figura di un imprenditore che, dalla percezione di atteggiamenti di ostilità nei suoi confronti, trae la ferma determinazione a fare ricorso a strumenti illeciti per perseguire le sue finalità affaristiche, così pervenendo a corrompere Gasparri al fine di usarlo come uomo di riferimento all'interno dell'ente pubblico (la Consip, ndr)".

Tuttavia il tribunale del Riesame non ha ritenuto necessario lasciare Alfredo Romeo in carcere. "Non possono più considerarsi sussistenti nè il pericolo di inquinamento probatorio alla luce delle dichiarazioni accusatorie dell'ex dirigente Marco Gasparri - si legge nelle motivazioni - nè il rischio di reiterazione del reato, considerato che il giudizio immediato è già stato fissato".

E così Romeo, in attesa del processo che inizierà il 19 ottobre, il 16 agosto è tornato in libertà.

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