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Funzionano i primi modelli per prevedere terremoti

La Rete internazionale Csep, a cui partecipano anche ricercatori italiani dell'Ingv, sta effettuando test dai risultati molto incoraggianti

ROMA — La strada è ancora molto lunga ma stanno dando risultati molto positivi i test condotti dalla rete internazionale Cesp sui primi modelli per prevedere i terremoti. Fanno parte del Cesp anche alcuni ricercatori italiani dell'Ingv (l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) insieme a colleghi californiani, neozelandesi e giapponesi.

I modelli a cui il team sta lavorando non sono ancora in grado di prevedere quando ci sarà esattamente un terremoto ma calclano in modo preciso le probabilità che avvenga.

I risultati dei test sono stati pubblicati sulla rivista Research Letters e alcuni riguardano il terremoto avvenuto nel 2012 in Emilia Romagna, avvertito chiaramente anche in Toscana. "Se le probabilità di un terremoto sono del 5 per cento - ha spiegato all'Ansa il sismologo dell'Ingv Warner Marzocchi - questo significa che, in media, una volta su 20, in quelle particolari condizioni ci sarà un terremoto. Siamo lontani anni luce da quello che si intende comunemente con il termine previsione ma certamente siamo in grado di indicare come le probabilità cambiano nello spazio e nel tempo". 

I dati dei test vengono già inviati, in via sperimentale, alla commissione Grandi Rischi e alla protezione civile nazionale.

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