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Le "Luci sul '900" della Galleria d'arte moderna

La Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti compie cento anni e inaugura una mostra dedicata alle collezioni che ha raccolto dal 1914 ad oggi

FIRENZE — Nel marzo del 1914, presso alcune sale della Galleria dell’Accademia, il ministro Arduino Colasanti inaugurava una prima modesta sezione dedicata all’arte moderna che venti anni più tardi nel giugno 1924 avrebbe approdato a Palazzo Pitti nell’attuale sede museale.
Per celebrare il centenario di un’istituzione culturale occorre ricordare cosa ha contribuito a formare le sue collezioni come nel caso della Galleria dove le diverse provenienze delle opere costudite come quelle dei premi Accademici, delle raccolte lorenesi e sabaude, in grado di illustrare  una lunga e complessa storia fino a raggiungere la fondazione museale. 

Nel 1896 il critico Diego Martelli, sodale del movimento macchiaiolo, evidenziò la necessità che anche a Firenze, come già a Roma e Venezia, vi fosse una Galleria alle proposte dell’arte moderna. La raccolta di opere di importanti esponenti dell’arte ottocentesca toscana, soprattutto macchiaiola, doveva quindi trovare degna collocazione.

"Luci sul 900" oltre che una mostra è anche l’ipotesi di un percorso museale di capolavori per lo più inediti del secolo scorso; un modo per far vedere tutto quello che di solito non si vede perché costudito nei depositi della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

In questa prima selezione di opere del possibile percorso del futuro museo, vi sono molte espressioni della cultura figurativa italiana e dei suoi più importanti interpreti: Capogrossi, Carena, Casorati, De Chirico, De Pisis, Peyron, Rosai, Severini; inoltre si presenteranno i collegamenti con i migliori esponenti della letteratura e della musica dell’epoca attraverso riviste, poeti, romanzieri, scenografi e soprattutto, un’eccellente collezione di opere d’arte appartenenti al Gruppo novecentesco toscano di Baccio Maria Bacci, Giovanni Colacicchi e gli altri sodali, intorno al clima della rivista Solaria in quel ritrovo dell’intellighenzia fiorentina che fu il caffè delle Giubbe Rosse. Negli anni Venti dunque Firenze era un fertile centro culturale, meta dei migliori artisti ed intellettuali. 

Nella Sala da Ballo e Sala della Musica del Quartiere d’Inverno verrà mostrato qualche capitolo del patrimonio novecentesco della galleria le cui raccolte comprendono capolavori di Carlo Carrà, Baccio Maria Bacci, Alberto Savinio, Marino Marini, Libero Andreotti, Antonio Maraini, e molti altri protagonisti della cultura figurativa italiana. 


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