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Trinseo conferma la chiusura

Le istituzioni chiedono "responsabilità sociale". A rischio 50 posti di lavoro. Sindacati chiamati a trattare le condizioni di uscita dei lavoratori

LIVORNO — Il board di Trinseo ha confermato la chiusura dello stabilimento di Livorno. Ora sindacati e istituzioni sono chiamati a trattare le condizioni di uscita dei lavoratori e l'utilizzo dell'area dove è insediato lo stabilimento, che insiste in un punto pregiato e strategico del porto, ma la Regione chiede più tempo.

“Vergognoso il modo in cui siamo venuti a conoscenza della chiusura – esordisce la Cgil– quasi per caso e di cui non c'era nessun sentore o è stato dato preavviso. Con le multinazionali non c'è molto da discutere: arrivano sul territorio e comunicano le decisioni prese a migliaia di chilometri di distanza, secondo criteri di pura convenienza economica”.

“I lavoratori – prosegue il sindacato – hanno deciso di sospendere l'assemblea permanente e riprendere la produzione, dandoci mandato di aprire con l'azienda una trattativa”.

Gli obiettivi della CGIL sono apparsi chiari fin dal primo momento: utilizzo dei lavoratori di Trinseo non solo fino allo stop della produzione, per il momento fissato al primo dicembre, ma anche successivamente, durante le fasi di dismissione e bonifica dell'impianto, sostegno al reddito per i lavoratori sufficiente fino a un possibile reimpiego, l'assunzione di quei lavoratori qualsiasi attività si insedi in quell'area.

“Per questo – concludono Cgil e Filctem – è necessario che l'area Trinseo sia restituita alla città il prima possibile, sia chiaro fin da subito in che tempi e chi dovrà farsi carico della bonifica per agevolare immediatamente il reinsediamento di un'attività produttiva. A tal fine è essenziale l'impegno della politica e delle Istituzioni. Chiariamo che, nel caso in cui le trattative dovessero prendere una piega negativa, le azioni di lotta riprenderanno immediatamente”.

Nei primi giorni di settembre è già stato convocato in Regione un vertice per discutere delle bonifiche.

E proprio dalla Regione, più precisamente dal presidente Rossi dal suo consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini, arriva la richiesta di maggiore tempo, e invitano l'azienda a una pausa di riflessione sulla chiusura dello stabilimento di Livorno, in considerazione delle ricadute che una tale decisione potrebbe avere sul tessuto sociale livornese.  "Una richiesta - ha sottolineato Simoncini - che la Regione è pronta a sostenere mettendo in campo gli strumenti agevolativi previsti per l'area di crisi complessa di Livorno e che consentono di sostenere nuovi processi di sviluppo".

Alla base dell'ipotesi di chiusura dello stabilimento livornese, che produce un lattice per la preparazione di carta patinata, ci sarebbero la crisi mondiale del settore e l'incidenza dei costi di approvvigionamento delle materie prime e del trasporto del prodotto finito.

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