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​La toscanità nel codice di Pietro Leopoldo

Per la prima volta il codice leopoldino esposto nel palazzo del Consiglio regionale al termine degli eventi che hanno animato la Festa della Toscana

FIRENZE — Il codice leopoldino rimarrà esposto nella sala Capponi del Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale, fino al 28 febbraio. “E’ la prima volta - ha detto il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani – che il codice leopoldino entra a palazzo del Pegaso, nel nostro spazio museale. Si tratta del documento originale con cui Pietro Leopoldo nel 1786 sancisce l’abrogazione della pena di morte”.

Soltanto due volte il codice è stato esposto a Firenze negli ultimi dieci anni. Una volta, nel 2014, alla Galleria Palatina di palazzo Pitti e poi, nel 2016, all’Archivio di Stato per la mostra “Correggere e prevenire. La politica riformatrice di Pietro Leopoldo e la casa di correzione nella Fortezza da Basso di Firenze”.

Nello specifico, la versione esposta è quella con la stesura manoscritta definitiva del testo della riforma, che poi fu stampato da Gaetano Cambiagi.

Il presidente Giani ha poi fatto anche il bilancio della Festa della Toscana 2016, in occasione della mattinata conclusiva degli 'Stati generali sull'identità toscana': in tutto centocinquanta iniziative che hanno animato l’edizione di quest'anno, tra quelle promosse direttamente dal Consiglio regionale, i progetti degli enti locali, dalle associazioni private e onlus su tutto il territorio regionale, dagli istituti scolastici della regione. Nel corso della giornata non sono mancati i riferimenti al mondo contemporaneo, nel confronto con quello in cui operò Pietro Leopoldo: "Tre miliardi di persone - ha detto Giani - vivono ancora in un ordinamento penale che prevede la pena di morte”.

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