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Furti di opere d'arte, la Toscana nel mirino

La Toscana è fra le regioni più colpite dai trafficanti di opere d'arte. Nel 2016 messi a segno 69 colpi, recuperati capolavori per 2 milioni di euro

FIRENZE — Dipinti, sculture, codici miniati, vasi e armi antiche: la Toscana è fra le regioni italiane più ambite dai trafficanti di opere d'arte e nel 2016 i colpi messi a segno e denunciati sono aumentati, passando dai 55 dell'anno precedente a 69. Il fenomeno criminale è contrastato dai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale che oggi hanno presentato nella Galleria Magliabechiana degli Uffizi l'attività svolta negli ultimi 12 mesi. 

Le persone denunciate sono state complessivamente 59, di cui 23 colpevoli di danni al paesaggio. I carabinieri hanno controllato le misure di sicurezza di 22 strutture fra musei, biblioteche e archivi e passato al setaccio 157 negozi di antiquariato, 16 mercati, 105 siti sotto vincolo, 51 siti archeologici. 

I furti sono avvenuti prevalentemente ai danni di edifici religiosi e di abitazioni private piuttosto che di musei e biblioteche, generalmente dotati di migliori sistemi di sicurezza.

Nel corso dei controlli sono stati recuperati 85 reperti archeologici e 80 fra dipinti e sculture di epoche più recenti. Sotto sequestro anche 12 opere d'arte contemporanea contraffatte che avrebbero fruttato sul mercato almeno 350mila euro. Il valore complessivo dei capolavori recuperati supera invece i due milioni di euro.

Fra le operazioni più rilevanti condotte nel 2016,  c'è il recupero presso un'abitazione privata di 82 reperti della cività greca ed etrusca risalenti dal sesto al quarto secolo avanti Cristo. I reperti facevano parte della collezione del conte Napoleone Passerini di Chiusi e sono stati ceduti a terzi senza notificare il passaggio di proprietà allo Stato.

Altri dieci dipinti realizzati in Svizzera in tempi recenti e spacciati come opere della manifattura fiorentina e toscana del Trecento, Quattrocento e Cinquecento sono stati intercettati e bloccati grazie alla sinergia con l'Agenzia delle Dogane. A importarli in Italia era una società elvetica con la scusa di sottoporli a interventi di restauro che invece erano del tutto superflui. In realtà la società svizzera mirava a ottenere una certificazione degli uffici del Ministero per i beni culturali che avvalorasse la datazione e la provenienza dell'opera. Operazione fallita con denuncia di due italiani residenti all'estero.

I Carabinieri hanno recuperato anche altri oggetti preziosi rubati al museo Stibbert di Firenze nel 1977. In particolare, nell'aprile 2016, grazie alla segnalazione di uno studioso di arte islamica, è stato recuperato in una casa d'aste di Londra un prezioso khanjar, un pugnale in acciaio damaschinato in oro, con giade e rubini incastonati, di eccezionale valore storico. Comprato in Italia per sessantamila euro da un belga, è stato messo all'asta da quest'ultimo per quattrocentomila euro. L'intervento dei carabinieri ha consentito di recuperarlo e restituirlo allo stato italiano.

Fra Arezzo e Roma sono stati invece recuperati 48 importantissimi volumi del sedicesimo secolo rubati dalla biblioteca del capitolo della cattedrale di Città delle Pieve. Anche in questo caso i volumi trafugati erano stati messi all'asta a Roma. Il responsabile dell'archivio diocesano della città umbra li ha riconosciuti dal catalogo e ha chiamato i carabinieri che, dopo una serie di indagini, hanno identificato un collezionista toscano a cui hanno sequestrato altri 14 volumi, tutti rubati.

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