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Fiesoli vuole il processo del Forteto a Genova

Il trasferimento è stato chiesto da lui e dagli altri 17 imputati accusati di abusi e violenze su alcuni minori affidati alla cooperativa di Vicchio

FIRENZE — Attraverso i loro legali gli imputati, compreso Rodolfo Fiesoli, fondatore della cooperativa Il Forteto, hanno chiesto di trasferire al tribunale di Genova il procedimento per  "la grave situazione locale che potrebbe costituire pregiudizio per la serenità e l'imparzialità dell'ufficio fiorentino".

La richiesta degli imputati prescinde dall'udienza iniziata davanti alla Cassazione per esaminare i ricorsi presentati nei mesi scorsi contro la ricusazione del primo presidente del collegio giudicante nel processo del Forteto, Marco Bouchard.

Immediata la reazione dei membri della commissione del consiglio regionale toscano che negli anni scorsi ha indagato sulla vicenda del Forteto, schierandosi dalla parte delle vittime.

«Se si parla di condizionamenti ambientali, sul Forteto il solo che abbiamo registrato è lo storico pregiudizio positivo che ha consentito il perpetrarsi di trent’anni di orrori ai danni di bambini senza difese - ha dichiarato il presidente della commissione Stefano Mugnai insieme agli altri membri - In questo senso forse dovrebbero essere le vittime a chiedere uno spostamento del processo ad altra sede, non certo i legali degli imputati come accaduto oggi in un ennesimo tentativo dilatorio che mira a far cadere in prescrizione i reati». 

Della commissione consiliare hanno fatto parte, oltre a Mugnai (Forza Italia), Paolo Bambagioni (Pd), Maria Luisa Chincarini (CD-Gruppo Misto) e il capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.

«Mentre attendiamo a ore il pronunciamento della Cassazione sulla ricusazione del giudice Marco Bouchard – incalzano Mugnai, Bambagioni, Chincarini e Donzelli – ecco che arriviamo a questo nuovo tentativo di allungare i tempi processuali fino a far cadere in prescrizione buona parte dei reati. Che l’istanza depositata oggi dagli imputati si collochi entro limiti di legge è ovvio, ma altrettanto evidenti sono le intenzioni. Attenderemo di leggere gli atti e le decisioni, auspicando che la catena di antipatiche coincidenze si sia esaurita».

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