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Forteto, il processo riparte da... Bouchard

Il giudice ricusato e poi riconfermato dalla Cassazione ha presieduto l'udienza. Il processo contro i responsabili degli abusi era bloccato da luglio

FIRENZE — Gli imputati sono 23 e devono rispondere di maltrattamenti e in alcuni casi di violenza sessuale nei confronti di alcuni dei ragazzi che furono affidati dal Tribunale dei minori alla comunità del Forteto di Vicchio, nel Mugello. Assente in aula il fondatore della cooperativa del Forteto, Rodolfo Fiesoli.

Il giudice Marco Bouchard, ricusato su richiesta della difesa di Fiesoli, è tornato al suo posto dopo un pronunciamento della Corte di Cassazione sul ricorso presentato, contro la ricusazione, dalla Procura generale di Firenze. Una procedura che allungato i tempi del processo, innalzando il rischio della prescrizione dei reati più gravi.

E proprio sui tempi del processo è intervenuto il procuratore Giuseppe Creazzo criticando gli avvocatid delle difese che avevano definito "eccessivamente gravoso" il calendario delle udienze per poter "garantire uno adeguato studio degli atti".

"La continuità delle udienze è un principio inalterabile - ha detto Creazzo - Più i processi sono concentrati, meglio è".

Sulla vicenda è nuovamente intervenuto il consigliere regionale di Forza Italia Stefano Mugnai, presidente della commissione d'inchiesta sul Forteto istituita a suo tempo dal consiglio regionale.

«Ora che è ripreso il processo sulla drammatica vicenda del Forteto, con tanti ragazzi che hanno raccontato di aver patito le pene dell’inferno tra abusi e soprusi, auspico che cessino le strategie dilatorie e che si arrivi presto a sentenza - scrive Mugnai in una nota - La comunità toscana ha bisogno di chiudere questa pagina che rappresenta una ferita dolorosissima". "Abbiamo assistito a una serie di accidenti e coincidenze che hanno sospinto il rito processuale a ridosso della prescrizione - conclude Mugnai - Del resto, di accidenti e coincidenze sono costellati i trent’anni di orrori subiti da tanti, troppi giovani. In commissione li abbiamo ascoltati, condividendo il loro strazio e raccontandolo a una Toscana che oggi attende con impazienza che si formi la verità giudiziaria».

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