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L'impronta di Leonardo sull'Adorazione dei Magi

Le impronte digitali di Leonardo Da Vinci tra le scoperte effettuate dall'Opificio delle Pietre Dure durante il restauro del capolavoro del Genio

FIRENZE — Leonardo Da Vinci per sfumare il colore su "L'Adorazione dei Magi" ha usato anche il palmo della mano e le dita, cosa che faceva spesso come sottolineato dal dottor Roberto Bellucci dell'Opificio delle Pietre Dure durante la presentazione del restauro dell'opera incompiuta del Genio del Rinascimento. Una tecnica che Leonardo usava soprattutto per le sfumature e che in questo dipinto su tavola torna anche grazie alle rilevazioni fatte dai Ris dei carabinieri.

Tra le altre curiosità scoperte durante il lungo lavoro di restauro, il disegno di un elefantino in alto a destra tra le rocce sopra alla zuffa dei cavalli. E grazie alla pulitura sono riemersi dalla polvere del tempo i tratti perduti dell'opera iniziata nel 1481 dal Genio del rinascimento: come la potenza dei volumi delle figure, il sottile strato di colore del cielo e degli alberi, la zuffa dei cavalli, la predominanza del colore dorato.

Un dipinto che probabilmente è stato la ''tavola preparatoria'' di elementi chiave contenuti in altri capolavori di Leonardo, come la perduta Battaglia di Anghiari, il San Girolamo e la Vergine delle Rocce. 

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