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Un piano per le aree a bassa crescita in Toscana

Lo ha annunciato il presidente Enrico Rossi ai sindaci delle aree interne che comprendono 7 comuni su 10 sull'intero territorio regionale

FIRENZE — Entro il 2019 la Toscana dovrà avviare una strategia per le aree interne che coprono il 72 per cento del territorio e su cui vive il 30 per cento della popolazione, dal Casentino, alla montagna pistoiese, la Garfagnana, fino alla Lunigiana. Lo ha detto il presidente Enrico Rossi ai sindaci in un convegno a Firenze sul futuro delle politiche di coesione per le aree più fragili per l'accessibilità a servizi come sanità e istruzione e in cui il calo delle nascite è più marcato. Entro il 2023 i fondi messi a disposizione dall'Ue dovranno essere usati e rendicontati e dovranno essere preparati progetti specifici.

Il presidente Enrico Rossi ha spiegato che è intenzione della Regione "entro la fine dell'anno arrivare a definire una strategia regionale in grado di presentare progetti finanziabili per interventi in queste aree, progetti che riguardino la mobilità e i collegamenti, l'istruzione, i servizi sanitari, l'agricoltura, il turismo. L'Europa sceglie di concentrare i suoi interventi sulle grandi aree densamente popolate. Noi chiederemo che dedichi invece maggiore attenzione a queste aree meno popolate, ma ugualmente importanti, di cui non possiamo e non vogliamo fare a meno. Ho già posto questa esigenza a Bruxelles, dove ho incontrato disponibilità. Si tratta adesso di passare alla fase di progetto e di richiesta di una quota riservata dei fondi europei nel prossimo settennato".

L'area appenninica e quella che va dalla Val di Cecina all'Amiata sono, ha detto il presidente Rossi, quelle che più rientrano nei parametri delle aree interne. Investire in questo tipo di aree, spiegano i dati di Irept, porterebbe vantaggi a tutto il territorio regionale.

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