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Crisi addio ma alla ripresa manca lo sprint

A dieci anni dalla crisi del 2008 la Toscana cresce più del resto d'Italia ma secondo il rapporto Irpet pesano ancora disoccupazione e povertà

FIRENZE — A dieci anni dallo scoppio della grande crisi economica mondiale la Toscana si conferma insieme a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna una delle regioni italiane che hanno retto meglio al colpo con una crescita che si protrae ininterrottamente da quattro anni, lenta ma destinata a continuare nel prossimo triennio. Lo spiega il rapporto Irpet sulla situazione economica e il mercato del lavoro in Toscana nel 2017 realizzato da Irpet, Istituto regionale di programmazione economica toscana, illustrato in Palazzo Bastogi a Firenze alla presenza di esperti e vertici istituzionali regionali. A correre di più sono la Toscana centrale e meridionale a fronte delle aree interne e della costa dove si trovano anche le aree di crisi di Livorno, Piombino e Massa Carrara che hanno sofferto la deindustrializzazione.

Nel 2017 la crescita del Pil in Toscana è stata dell'1,2 per cento trainata dai consumi interni e dagli investimenti e la ripresa ha riguardato quasi tutti i settori con una crescita di addetti del 2,6 per cento nell'agricoltura, del 2,9 nell'industria e del 2,5 nei servizi. Più lento il settore delle costruzioni.

Il mercato del lavoro, rispetto al 2016, ha visto crescere del 2,6 per cento gli addetti con il conseguente calo di persone che si sono rivolte ai centri per l'impiego, -9,3 per cento, e delle ore di cassa integrazione, -31, 3 per cento. Gli occupati sono saliti di 16.537 unità. Ancora poco però, è il lavoro a tempo indeterminato: a farla da padrone sono i contratti a termine, molti nel turismo e quelli a chiamata che hanno colmato la sparizione dei voucher. E anche sul versante disoccupazione c'è ancora molto da fare se sono ancora 90mila i disoccupati toscani in più rispetto al 2008, anno spartiacque prima della crisi. Tra chi non ha lavoro, chi lo cerca ma non in modo attivo e chi non lo cerca, il numero totale tocca le 266mila persone. Circa 190mila toscani, hanno poi spiegato i ricercatori, sono sottoccupati cioè lavorano un numero di ore inferiore a quelle desiderate e resta alta la quota dei neet, i giovani che non studiano né cercano lavoro.

E il futuro? Per il prossimo triennio la Toscana continuerà a crescere anche se in modo lento a un tasso previsto intorno all’1 per cento del PIL regionale anche grazie al consolidamento del ritmo di crescita degli scambi internazionali. Sul lungo periodo però pesano le incertezze di una crescita globale che tende al rallentamento ma anche delle guerre commerciali all’orizzonte tra i principali Paesi. Ma ci sono, in ogni caso, comparti che per ora a queste tensioni sui mercati hanno saputo reagire come nel caso del Made in Italy, pelletteria, tessile e abbigliamento.

La ricetta proposta dall'Irpet, allora, è quella classica degli investimenti che secondo i ricercatori di Irpet restano l’unica via per accrescere la produttività, rafforzare la capacità di esportare e sostituire le importazioni nei comparti in cui la dipendenza dall’estero incide in modo pesante sulla bilancia commerciale non solo toscana ma italiana, come nel caso dell’energia.

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