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La marmellata fatta in casa si può vendere

La cucina di casa potrà essere usata per le piccole produzioni di miele, marmellate, salumi e formaggi. La normativa in materia di igiene e sicurezza

FIRENZE — Marmellate, salumi, legumi, miele, vino, carni. Si potranno lavorare anche nella cucine delle abitazioni civili, purché la trasformazione avvenga in maniera distinta dall’uso domestico del locale e purché siano dotata delle caratteristiche igienico-sanitarie prescritte dal regolamento.

La terza commissione guidata da Stefano Scaramelli ha dato parere positivo ai requisiti igienico sanitari contenuti nella proposta di legge che, dopo il via libera di oggi alla parte che compete la commissione Sanità, passerà all’attenzione della seconda commissione per l’espressione del parere definitivo che condurrà l’atto in aula. 

Il testo di legge frutto delle proposte di Pd, Mdp e SI Toscana ha come obiettivo la salvaguarda i piccoli sistemi produttivi tipici della realtà toscana introducendo la possibilità di trasformare, lavorare e confezionare piccoli quantitativi di prodotti da destinare alla vendita e alla degustazione. La parte licenziata stamani riguarda appunto la parte igienico sanitaria, quella di competenza della terza commissione.

Nello specifico la competenza della terza commissione ha riguardato proprio la parte della normativa in materia di igiene e sicurezza degli alimenti. In particolare si prevede che le attività per la trasformazione, lavorazione e confezionamento di piccoli quantitativi di prodotti agricoli destinati alla vendita e alla degustazione e che non si prestano ad una lavorazione industriale sono svolte in osservanza delle normative comunitarie. Si stabilisce poi che i requisiti igienici dei locali e delle attrezzature vengano poi stabiliti dal regolamento che dovrà essere emanato entro 90 giorno dall’entrata in vigore della legge.

E soprattutto si definisce che per la lavorazione e trasformazione di alcune tipologie di prodotti (confetture, conserve, cereali e legumi, erbe, castagne, funghi, zafferano, formaggi, salumi, miele , vino, olio di oliva, carni di pollame, di lagomorfi e piccola selvaggina) possa essere utilizzata la cucina di civile abitazione purché le lavorazioni avvengano in maniera distinta dall’uso domestico del locale e purché dotata delle caratteristiche igienico-sanitarie prescritte appunto con il regolamento.

L’agricoltura su piccola scala infatti è un’agricoltura di basso impatto ambientale e contribuisce inoltre alla difesa della campagna, delle zone abbandonate, al mantenimento degli equilibri idrogeologici in zone marginali e alla valorizzazione del paesaggio agricolo nel suo complesso. La proposta di legge definisce quali sono i destinatari degli interventi, le tipologie dei prodotti sui quali è consentita la trasformazione, lavorazione e confezionamento, le modalità per l’avvio dell’attività, i requisiti edilizi e igienici dei locali da utilizzare per tali attività, che poi verranno ulteriormente dettagliati nel successivo.

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