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Il popolo nell'ombra dei figli dei carcerati

Una popolazione di 2.200 bambini che rischia l'abbandono a causa di regole che spesso restano sulla carta. La ricerca dell'Istituto degli Innocenti

FIRENZE — Per loro andare a trovare il padre o la madre può rivelarsi un incubo. Colpa di un numero troppo basso di ore dedicato agli incontri con i genitori, del venire meno di alcune possibilità straordinarie di colloquio e di contatto telefonico, di protocolli che ancora mancano per un efficace raccordo tra istituti e servizi sociali. 

A rivelarlo è lo studio "Minori in visita al carcere" realizzato dall'Istituto degli Innocenti e voluto dalla garante dell'infanzia della Regione Toscana. Otto i penitenziari presi in esame in tutta la regione dallo studio che è stato presentato nell'auditorium del Consiglio regionale a Firenze: il carcere di Empoli, di Firenze Gozzini, di Sollicciano, di Livorno, di Pisa, di Prato, di Porto Azzurro e di San Gimignano.

"Questi figli dei detenuti sono in una condizione di fragilità e pericolo estremamente alta. Noi dobbiamo disinnescare una bomba anche attraverso il rapporto diverso tra madri e padre in carcere e figli che sono fuori - spiega il garante regionale dei detenuti Franco Corleone - il rischio è che i figli seguano i genitori nella ripetizione di un'esperienza di vita che porta al carcere". 

Le soluzioni, secondo la ricerca, stanno nell'effettiva applicazione delle regole e nel monitoraggio più attento delle visite in carcere da parte dei minori. Spesso, per esempio, solo le procedure di identificazione e il rumore dei cancelli che si chiudono alle spalle diventano elementi traumatici. 

"La Regione Toscana ha attuato in gran parte le direttive nazionali con aree verdi, spazi attrezzati e ludoteche per i bambini  - spiega la ricercatrice e curatrice dello studio Raffaella Pregliasco - restano, comunque, delle criticità legate soprattutto al monitoraggio degli interventi attuati sul territorio toscano. In altre parole occorre controllare anche da punto di vista numerico il numero di carcerati che hanno figli e quanti bambini visitano le madri e padri e occorre migliorare la formazione di chi lavora in carcere anche alla luce delle novità normative". 

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