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Il consigliere Pd e quel manifesto del Che

Stefano Scaramelli con il tatuaggio di Che Guevara

Il leghista Alberti punta l'indice contro un manifesto di Che Guevara affisso dal consigliere Pd Scaramelli nel suo ufficio. La replica: "Assurdo"

FIRENZE — Botta e risposta ad alta tensione fra il consigliere regionale della Lega Nord Jacopo Alberti e il collega del Pd Stefano Scaramelli, presidente della commissione sanità del Palazzo del Pegaso. Oggetto della disputa: un poster di Che Guevara che Scaramelli ha attaccato nel suo ufficio nella sede del Consiglio regionale, dove peraltro campeggia anche una riproduzione del Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo (vedi foto qui sotto).

"Sta giustamente facendo scalpore la nota vicenda che vede protagonista un carabiniere di stanza a Firenze, messo nell’angolo perché nella sua camerata ha esposto una bandiera prussiana, poi utilizzata successivamente da gruppi di estrema destra - ha dichiarati in una nota Jacopo Alberti - Un fatto sicuramente grave che pure noi condanniamo quantomeno per la superficialità del gesto".  "E come non giustifichiamo l’emblema posizionato all’interno della caserma Baldissera - scrive Alberti -  ugualmente stigmatizziamo che un politico, in un palazzo pubblico, testimoni visivamente la sua “passione” per un uomo quantomeno controverso, per usare un eufemismo, come Che Guevara". "Considerati i trascorsi del tuo “beniamino” - ha scritto ancora Alberti rivolgendosi a Scaramelli - forse sarebbe meglio che tu esponessi, ad esempio, una bella bandiera della Fiorentina, peraltro in auge dopo la roboante vittoria sul Sassuolo; che ne pensi?".

La risposta del consigliere del Pd, che fra l'altro il volto del Che se lo è fatto tatuare anche su un bicipite, non si è fatta attendere.

“Un poster di Che Guevara paragonato all’apologia del fascismo celebrata da una bandiera usata dai gruppi neonazisti affissa nella caserma Baldissera. Un parallelismo assurdo e senza senso che denota la mancanza di conoscenza della storia e del suo significato - ha scritto Scaramelli - Un ennesimo episodio di fake news, di manipolazione e strumentalizzazione di informazioni deviate”.

“Rivendico con forza questo poster  - ha aggiunto Scaramelli - Il Che per me è stato un punto di riferimento ideale, rappresenta la lotta di chi sta dalla parte dei deboli. Ma ciò che mi stupisce e mi preoccupa seriamente è confondere l’apologia del fascismo celebrata nella stanza della caserma Baldissera, che è un reato condannato dalla nostra Costituzione, con la passione verso un personaggio che può piacere o meno, ma la cui immagine non costituisce alcun reato. Ricordo, infatti, che l’articolo 21 della Costituzione afferma che ognuno è libero di manifestare il suo pensiero con parola, scritto o ogni altro mezzo di diffusione”. 

La foto che ritrae il poster nella stanza di Scaramelli è stata peraltro duramente contestata sul web, generando reazioni ingiuriose e qualche centinaio di condivisioni.

“Quello che è successo nei social fa male e rappresenta un livello di aggressività e violenza che delegittima l’altro e chi la pensa diversamente - ha concluso il consigliere Pd - Un messaggio violento che dobbiamo combattere. Una deriva che non possiamo accettare. Potranno chiedermi di togliere il manifesto di Che Guevara ma non il tatuaggio che porto sulla spalla. L’esercito più forte è quello che marcia al passo del più debole. Lo ha detto Che Guevara e lo rivendico come principio politico che sostengo. Invito i consiglieri della Lega a studiare un po’ di storia”.

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