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Bimbo ucciso, la mamma ricorre alla Corte Europea

La sede della Corte europea dei diritti dell'uomo - foto Cild.eu

Il piccolo fu massacrato a coltellate dal padre. La madre accusa lo Stato italiano di non aver adottato misure idonee di protezione

FIRENZE — La mamma del bambino di pochi mesi ucciso a coltellate dal padre il 14 settembre scorso, a Scarperia, ha presentato ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo contro lo Stato italiano, contestandogli di non aver messo in atto le misure necessarie a proteggere lei stessa e i figli dalle violenze del convivente, più volte segnalate alle forze dell'ordine.

Quella tragica sera l'uomo, durante un litigio, accoltellò a morte il figlioletto, ferì la compagna e tentò di gettare dal terrazzo l'altra figlia di sette anni. Eppure una perizia disposta dal tribunale di Firenze a seguito di un'inchiesta per maltrattamenti aperta in tempi precedenti al delitto lo definiva "socialmente pericoloso" e bisognoso di farmaci per rimanere sotto controllo. Inoltre l'individuo aveva già subito una condanna per violenze su un'altra donna con cui aveva avuto una relazione negli anni in cui abitava nell'aretino.

Secondo l'avvocato della madre del neonato ucciso, Massimiliano Annetta, in questa tragica vicenda lo Stato italiano non sarebbe stato in grado di adottare le misure necessarie a protezione dei cittadini, violando così il diritto alla vita della piccola vittima. Sempre secondo il legale, esiste già una condanna inflitta all'Italia dalla Corte Europea per una contestazione analoga.

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