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Banche, sindacati uniti contro i tagli

I sindacati annunciano lo sciopero generale nazionale dopo l'annuncio del premier Matteo Renzi della riduzioni in dieci anni di 15mila lavoratori

FIRENZE — La Toscana può considerarsi come uno degli epicentri della crisi del sistema bancario nazionale. Dal 2008 ad oggi si sono persi 8000 posti di lavoro, e la riduzione dell'erogazione del credito alle imprese di 12 miliardi solo negli ultimi quattro anni.

Una crisi che non vuol dire solo riorganizzazione dei grandi gruppi bancari, come Monte dei Paschi di Siena, Banca Etruria, Popolare di Vicenza, Banco Popolare, Banche di credito cooperativo e Carige, ma una crisi che secondo i sindacati vuol dire anche esuberi e ricapitalizzazioni.

Per questo la Regione Toscana insieme a Cgil Cisl e Uil a luglio hanno firmato un protocollo d'intesa per creare un tavolo permanente di monitoraggio sui problemi derivanti dai processi di riorganizzazione degli istituti di credito.

Ma dopo quasi due mesi da questa importante firma si torna a parlare, questa volta a livello nazionale, dei tagli negli istituti bancari. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato la necessità di tagliare, in 10 anni, 150.000 lavoratori bancari. I rappresentati di categoria chiedono un incontro urgente minacciando lo sciopero generale. E i sindacati, Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfub, Ugl-credito, Uilca, Unisin, vanno all'attacco:

"Il premier - si legge nella nota - prima di fare queste dichiarazioni, che rischiano di destabilizzare l’intero settore, aveva l’obbligo di consultare le Parti Sociali (ABI e Sindacati), fare valutazioni di opportunità. La sua analisi si basa invece sul fatto che sua moglie usa lo smartphone invece di recarsi allo sportello bancario. Con il più bieco populismo dichiara che bisogna ridurre gli occupati, ridurre il numero delle filiali, aggregare le banche e che la politica deve stare fuori da questi processi".

I sindacati del settore ricordano di aver dato prova di "grandi capacità concertative per la risoluzione dei problemi del settore. Ciò è dimostrato - dicono - da una contrattazione tra le parti che ha portato negli ultimi 10 anni ad esodi volontari tramite il Fondo di sostegno al reddito di circa 50.000 lavoratori e l'appoggio dato alle fusioni annunciate.Attraverso il nostro Fondo per l'Occupazione, finanziato dai lavoratori - aggiungono - abbiamo consentito l'entrata nel settore a 12.000 giovani in questi ultimi 4 anni,". 

Se il Presidente del Consiglio non convocherà immediatamente le parti sociali - concludono i sindacati - "inizierà una contrapposizione e una mobilitazione totale da parte del sindacato del credito per la difesa dei posti di lavoro e della dignità professionale dei lavoratori". 

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