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Covid, stop ai saluti col gomito, meglio la mano sul cuore

Nel mondo 307mila contagi in 24 ore. L'Oms prevede un aumento della mortalità in Ottobre e Novembre. Il dg: "Non toccatevi più quando vi salutate"

GINEVRA — Basta con i saluti gomito contro gomito: in vista dei mesi autunnali, quando la temuta seconda ondata di Covid-19 (che forse è già arrivata) potrebbe far svettare nuovamente l'indice di mortalità da SarsCov2 in tutto il mondo, sarebbe meglio rinunciare a toccarsi in occasione dei saluti, limitandosi a portare una mano sul cuore. Il consiglio arriva dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) con un tweet del suo direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus che peraltro aveva già diffuso la stessa raccomandazione nel Marzo scorso, con scarsi risultati. "La distanza di sicurezza non viene mantenuta con il saluto gomito a gomito - ha fatto notare il dg dell'Oms - e il virus può essere trasmesso attraverso il contatto con la pelle".

I dati relativi alla pandemia fanno tremare i polsi: nelle ultime 24 ore nel mondo è stato registrato il record di nuovi infettati ufficiali, 307.930. E anche se in Italia i numeri della ripresa del contagio sono ancora contenuti rispetto ad altri Paesi europei (ieri 1.456 nuovi casi contro i 7.183 registrati in Francia), allentare la guardia è impossibile. Anche perchè nei prossimi mesi il Covid-19 si sovrapporrà alle influenze stagionali, da sempre molto pericolose soprattutto per le persone fragili e i malati cronici. Vittime predilette anche del nuovo coronavirus.

Proprio oggi il Governo italiano e le Regioni hanno raggiunto un accordo per la distribuzione di una quota di vaccini anti-influenzali anche attraverso le farmacie. "La vaccinazione antinfluenzale può contribuire a ridurre il carico di malattie nella popolazione - ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini - Contenere il numero di casi di influenza facilita la diagnosi differenziale rispetto al Covid-19 ed evita il sovraccarico del sistema sanitario pubblico". 

In Italia ogni anno sono 800mila le persone che acquistano il vaccino a proprie spese in farmacia. 

"Per questo occorre un intervento redistributivo delle Regioni per renderne disponibile una percentuale minima pari all'1,5 per cento anche nelle farmacie n- ha detto Bonaccini - assicurando comunque il quantitativo necessario per gli ultrasessantenni e per le altre categorie a rischio come donne in gravidanza, bambini dai 6 mesi ai 6 anni e addetti ai servizi essenziali".

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